Il wellness è tutto

Tradizionalmente focalizzato sulla cura del corpo e sulla forma fisica, oggi il mondo del wellness si rifà a un concetto più ampio di salute e guarda con attenzione anche a ciò che può contribuire al benessere collettivo. In un’ottica di maggiore condivisione, i confini tra cura, prevenzione, fitness e wellness in senso stretto si fanno meno marcati e l’uso della tecnologia diventa fondamentale.  

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di Virna BottarelliSociale, sensoriale e basato su evidenze scientifiche. Secondo Susie Ellis, presidente e Ceo del Global Wellness Institute e del Global Wellness Summit, che si tiene in questi giorni in Qatar, sono queste le caratteristiche principali del wellness oggi. Il settore negli anni della pandemia ha dovuto trovare nuovi equilibri, sull’onda di un ripensamento generale dei concetti di salute e benessere. “Il mercato del wellness di tre anni fa sembra improvvisamente arcaico”, ha detto Ellis, richiamando l’attenzione sul fatto che proprio la pandemia sia stata un punto di rottura. Tradizionalmente focalizzato sulla cura del corpo e della forma fisica del singolo individuo, oggi il mondo del wellness ha spostato la propria attenzione verso un’idea di benessere sociale e condiviso. Secondo Ellis, dopo tre anni di benessere “touchless” le persone hanno una rinnovata voglia di “immersione sensoriale” e chiedono soluzioni ed esperienze scientificamente valide, anche per navigare sicuri nel mare delle fake news e delle approssimazioni che, in questo campo più che in altri, possono avere conseguenze molto serie.

L’innovazione come denominatore comune

Il benessere nel suo significato più ampio è stato anche il tema portante dell’ultima edizione di FIBO, fiera internazionale dedicata a fitness, wellness e salute, tenutasi a Colonia ad aprile. Come ha commentato Benedikt Binder-Krieglstein, Ceo di RX Austria & Germania, società organizzatrice della fiera: “FIBO non guida solo gli sviluppi nello sport e nel fitness, ma supporta anche il settore nel campo della prevenzione sanitaria”.

wellness fibo2023Con le attrezzature per il training, gli strumenti diagnostici e terapeutici, a Colonia è andato in scena un concetto di salute che include nutrizione e rigenerazione, benessere ed esercizio fisico, forma fisica e mentale e che è ormai legato a doppio filo alla tecnologia. Uno sguardo ai vincitori dei FIBO Innovation & Trend Awards 2023 lo conferma: da Icaros Guardian, una macchina di movimento ed equilibrio abbinata a una app di gioco per sviluppare resistenza, forza e coordinazione, a ErgoSportive, un sistema di recupero intelligente, con connessione tra letto e dispositivi indossabili, il denominatore comune, in tutte le soluzioni più innovative che aiutano a vivere meglio, è l’uso di dispositivi elettronici e app.

L’innovazione tecnologica ha fatto da filo conduttore anche al RiminiWellness: l’evento svoltosi dall’1 al 4 giugno ha ospitato per la prima volta start-up italiane dedicate al mondo del fitness in un’area dedicata, la Innovation Ideas. Qui è stato esposto il progetto WeSportUP, acceleratore di innovazione dedicato allo sport e al wellness e parte della rete nazionale di acceleratori di CDP Venture Capital. Tra le start-up presenti citiamo Gymnasio, con una soluzione plug&play che sfrutta le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale e, attraverso l’utilizzo della webcam di uno smartphone o pc, monitora l’allenamento e invia in tempo reale suggerimenti e correzioni, ed Eathlon, con un servizio basato su un software che utilizza un algoritmo sviluppato internamente per generare piani alimentari ad-hoc, elaborando centinaia di dati e regole nutrizionali della Dieta Mediterranea e dell’Alimentazione Funzionale.

Tecnologia e salute, un matrimonio destinato a durare

Quelli concepiti dalle start-up citate sono esempi di strumenti intelligenti pensati per aiutare le persone a mantenere uno stile di vita sano. Come dice Adam White, Division President Power & Sensor System di Infineon: “Nel trasformare in realtà molte applicazioni sanitarie intelligenti i semiconduttori svolgono un ruolo fondamentale. Dalla ricezione di informazioni tramite sensori, alla connessione e all’elaborazione, fino all’archiviazione sicura dei dati nel dispositivo: tutto questo è possibile solo grazie ai semiconduttori”. Il colosso tedesco dell’elettronica si aspetta una grande crescita del business per sistemi e applicazioni nell’ambito della salute intelligente, proprio perché i semiconduttori sono componenti elementari in tutte le soluzioni: “I sensori registrano dati vitali, i microcontrollori li elaborano e li inoltrano, gli attuatori attivano azioni, le tecnologie di rete integrano i servizi cloud con le competenze mediche e le soluzioni di sicurezza garantiscono la protezione dei dati personali estremamente sensibili”. Thomas Rosteck, che in Infineon è a capo della Divisione Connected Secure Systems, evidenzia anche come in particolare l’IoT avrà un impatto sempre più significativo sul settore della salute: “I dispositivi IoT sono stati finora utilizzati principalmente solo per connettersi al cloud o dare comandi a un dispositivo, ma ora stiamo vedendo che i dispositivi interagiscono sempre di più tra loro. Questo apre una gamma completamente nuova di possibilità per vivere vite più sane, più lunghe e più indipendenti”. L’IoT ha il potenziale per supportare, oltre che stili di vita sani, il settore sanitario a tutti i livelli: prevenzione, monitoraggio, diagnosi, trattamento e cure di follow-up.

Il senso dell’elettronica per la salute

Nel monitoraggio della salute e nello stimolare uno stile di vita sano, quindi, l’elettronica è diventata così pervasiva da essere addirittura “indossata”: da tempo smartphone e wearable sono in grado di misurare parametri come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna e di registrare e condividere queste informazioni. Per approfondire il discorso ci affidiamo a Mark Patrick, Head of Technical Marketing Emea di Mouser Electronics: “I dispositivi indossabili per il fitness e la salute sono passati dall’essere semplici contapassi in grado di rilevare i livelli base di attività e di forma fisica a soluzioni complete per il monitoraggio dello stato di salute, utilizzabili per controllare tutti i parametri vitali”. Quella degli indossabili è una storia che parte da lontano: “La curiosità di conoscere il numero di passi compiuti nel corso di una giornata ha origini antiche: già Leonardo da Vinci aveva abbozzato un progetto di un dispositivo per il conteggio dei passi. Il primo prototipo di pedometro fu realizzato nel 1770 dall’orologiaio e inventore Abraham-Louis Perrelet, mentre la prima versione moderna, denominata Manpo-Kei, fu creata da Yoshiro Hatano nel 1965. I primi pedometri erano costituiti da una cinghia che veniva portata alla vita e prevedevano un interruttore meccanico per rilevare il movimento (implementato mediante una palla di piombo che si muoveva avanti e indietro o un pendolo che colpiva un contatto di arresto) abbinato a un contatore. Negli anni Settanta, Seppo Säynäjäkangas, un professore finlandese appassionato di sci, interessatosi alla possibilità di sfruttare la tecnologia elettronica per misurare la frequenza cardiaca, fondò la società Polar e depositò un brevetto di un cardiofrequenzimetro da dito. A questo seguì nel 1982 il lancio del Polar Sport Tester PE2000, il primo cardiofrequenzimetro indossabile di tipo wireless”. I primi dispositivi indossabili erano quindi concepiti per fornire indicazioni sull’attività svolta e sui livelli di forma fisica, ma non potevano essere impiegati per scopi medicali. La capacità di misurare i parametri vitali è stata resa possibile dall’integrazione di sensori, a cominciare da quelli ottici: “Questi sensori, come ad esempio il dispositivo AFE4420YZR di Texas Instruments, sono utilizzati per effettuare la fotopletismografia (PPG), una tecnica ottica semplice e a basso costo impiegata per rilevare le variazioni del volume del sangue nel tessuto cutaneo. Per illuminare la pelle della persona che indossa il dispositivo vengono impiegati LED a colori o, talvolta, LED a infrarossi. La luce riflessa viene rilevata per mezzo di fotodiodi che convertono il segnale luminoso in una corrente elettrica che a sua volta viene inviata a un microcontrollore che calcola la frequenza cardiaca e la saturazione dell’ossigeno nel sangue. Sensori ottici avanzati utilizzano appositi algoritmi che compensano sia i movimenti della persona che indossa il dispositivo sia le variazioni delle condizioni di illuminazione che potrebbero influire negativamente sulle letture”.

Altri sensori sono quelli per l’acquisizione di biopotenziali: “Possiamo citare il MAX30001 di Analog Devices, in grado di rilevare segnali elettrici molto deboli del corpo umano e utilizzabili per produrre un elettrocardiogramma (EGC) o una rappresentazione grafica dell’attività elettrica del cuore”.

analog devices indossabili wellness

In applicazioni medicali sono usati anche i sensori di temperatura per uso clinico, che devono essere caratterizzati da un’accuratezza migliore di 0,2 °C. Proprio il livello di accuratezza è uno dei parametri principali sui quali lavorano i produttori che intendono realizzare sensori appositamente per uso medicale, da impiegare in dispositivi sempre più piccoli e agevoli per la misurazione e il monitoraggio dei parametri vitali. “Pensate a quanto possa essere vantaggioso un cardiofrequenzimetro indossabile rispetto a un più tradizionale Holter o poter misurare la pressione sanguigna tramite tecniche PPG sulla punta delle dita anziché usando un ingombrante bracciale meccanico”, fa notare Patrick. Recentemente sono state sviluppate anche applicazioni indossabili basate sull’uso di sensori elettrochimici come l’AFE (Analog Front End) MAX30134, che è usato per il monitoraggio del glucosio nel sangue nei pazienti affetti da diabete. Le letture vengono inviate in modalità wireless al telefono del paziente per avvertirlo della necessità di iniettarsi una dose di insulina. Un ulteriore sviluppo potrebbe essere connettere il dispositivo a una pompa di insulina indossabile, in grado di erogare automaticamente la dose appropriata. “Inoltre, la possibilità di connettere dispositivi per uso medicale indossati da più persone al cloud e trasferire continuamente enormi volumi di dati consentirà di sfruttare tecniche di Machine Learning per trarre da queste informazioni tendenze e modelli”.   

Indossabili e tendenze di mercato

Da un altro colosso dell’elettronica, e in particolare della connettività, Molex, arrivano spunti interessanti sulle tendenze che interessano il mercato dei dispositivi diagnostici indossabili. Insieme ad Avnet, l’azienda ha commissionato lo scorso anno a Dimensional Research il sondaggio globale “Dispositivi diagnostici indossabili: il futuro del monitoraggio medico”. Dall’indagine, che ha coinvolto 603 professionisti con ruoli di progettazione e con responsabilità per i dispositivi diagnostici indossabili, emerge secondo Tyson Masar, direttore globale, Medical, di Molex, “un’interessante convergenza tra aziende di dispositivi medicali e innovatori tecnologici”.  Entro i prossimi cinque anni gli ingegneri progettisti si aspettano un’adozione diretta da parte dei consumatori di dispositivi per il controllo dell’obesità (61%), il rilevamento e la correzione della postura (59%), il rilevamento di malattie in base al respiro (51%), il monitoraggio della salute riproduttiva (50%) e il monitoraggio di malattie infettive (49%). Tra gli esempi di nuovi dispositivi medicali indossabili che si prevede saranno disponibili entro i prossimi cinque anni si annoverano quelli per il monitoraggio del diabete, del sonno, per l’analisi dell’andatura, per la scansione CT mobile, per le anomalie genetiche e per il deterioramento della vista. Non manca però chi mette in evidenza le sfide progettuali, come le aspettative dei consumatori per la facilità d’uso (42%), l’esigenza di un’interfaccia utente semplice e di documentazione completa (41%), le difficoltà di progettazione in contesti di assistenza domiciliare non controllati (40%) e la complessità dei processi di approvazione normativa (34%). Le aree che ostacolano i processi di progettazione comprendono costo (38%), durata (37%), potenza (35%), miniaturizzazione (33%), acquisizione dei dati (30%) e connettività (30%). Infatti, tre quarti degli intervistati riferisce che i limiti di connettività hanno un impatto sulle capacità attuali di raccolta dei dati pertinenti per il monitoraggio e l’analisi della salute. Secondo gli intervistati, i cinque principali ostacoli per la progettazione di dispositivi indossabili più piccoli spaziano dalla miniaturizzazione degli elementi di rilevamento (40%) e dalla riduzione delle dimensioni dell’hardware (ad es., connettori) (39%), alla gestione della potenza (32%), alla qualità del segnale (29%) e alla gestione termica (22%). Le tre principali innovazioni nei materiali che sono state riferite con maggior frequenza comprendono la biocompatibilità, i dati funzionali e di affidabilità per i materiali emergenti e le simulazioni di “test di usura” nel mondo reale. Secondo il 63% degli intervistati, una forte collaborazione tra industria, governo e gruppi accademici dovrebbe guidare la maggior parte delle innovazioni nei dispositivi diagnostici indossabili. Gli indossabili sono anche una delle leve della trasformazione digitale nell’ambito della salute e del benessere che Deloitte ha inserito nel “Global Life Sciences Outlook 2023”.  Secondo gli analisti, insieme alle applicazioni di realtà aumentata e virtuale, gli indossabili hanno incrementato la loro diffusione con la pandemia: quando, nei periodi di lockdown, molti studi clinici rischiavano di venire interrotti perché i partecipanti non potevano accedere ai siti di sperimentazione, le società farmaceutiche hanno risposto adottando approcci di studio ibridi, fornendo farmaci e tecnologia indossabile direttamente ai pazienti e proseguendo con il loro monitoraggio da remoto. Ora, terminato il periodo pandemico, molte aziende continuano a utilizzare queste tecnologie perché consentono la raccolta dei dati senza gravare eccessivamente sui pazienti.

Il digitale che fa bene

“Dalla realtà virtuale al gaming educativo, dalla telemedicina alle piattaforme che utilizzano i meccanismi di machine learning: le tecnologie digitali stanno sempre più entrando nella vita delle persone, per migliorare i processi di cura e assistenza”, ha detto Cristina Masella, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale, a margine della consegna, avvenuta il 18 maggio, dei premi Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano. Tra i diversi progetti finalisti, alcuni rendono bene l’idea di come la tecnologia non solo migliori i processi di cura, ma contribuisca a mettere in pratica il concetto di benessere di cui parla Susie Ellis, incentrato sull’empatia, la prevenzione e il miglioramento delle condizioni di vita, anche di chi convive con determinate patologie. Il progetto presentato dalla Regione Molise, ad esempio, ha l’obiettivo di supportare le persone affette da disabilità intellettiva per aumentarne autonomia, indipendenza e sicurezza, soprattutto nello svolgimento delle attività quotidiane. “QuotidianaMente”, questo il nome dell’applicazione, sfrutta la tecnologia della Realtà Virtuale per simulare, in modalità interattiva, scenari di vita quotidiana per una persona affetta da Disturbi dello Spettro Autistico (DSA) e Disturbi Pervasivi dello Sviluppo (DPS). La piattaforma consente all’utente di interagire nello spazio virtuale tramite un apposito visore e di gestire movimenti manuali attraverso dei controller. Attraverso il visore e i controller è possibile simulare azioni quotidiane all’interno dell’ambiente domestico, come preparare un pasto, ma anche in ambienti aperti, come utilizzare i mezzi pubblici. L’Intelligenza Artificiale è invece alla base della soluzione “Kalanit Rehab”, presentata dalla Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa e pensata per supportare le persone che soffrono di lombalgia e cervicalgia non specifiche, dovute, ad esempio, a uno stile di vita sedentario e/o a attività lavorative che richiedono di stare molto tempo seduti o in piedi. Un App certificata come dispositivo medico CE guida il paziente a posizionarsi correttamente di fronte al tablet o allo smartphone ed è in grado di tracciare la corretta esecuzione dei movimenti senza l’impiego di altri dispositivi o sensori indossabili. Un apposito indicatore, attraverso i colori verde, giallo e rosso, informa il paziente sulla qualità di esecuzione dell’esercizio e, tramite appositi messaggi a schermo o supporto vocale, lo avvisa in caso di errori. Al termine dell’esercizio, l’applicazione mostra il punteggio di mobilità totale, oltre a quello relativo ai lati sinistro e destro del corpo, e richiede di esprimere il livello di dolore percepito tramite un’apposita scala. I medici possono accedere alla piattaforma, da un lato, per visualizzare il diario clinico contenente i progressi del paziente misurati attraverso specifici KPI (es. media del dolore e della mobilità in un certo periodo), dall’altro, per assegnare o modificare una specifica terapia motoria e visualizzarne l’andamento.

Wellness all’italiana

pixabay_wellnessSecondo l’ultimo Osservatorio Compass gli italiani hanno speso nel 2022 in media 458 euro per il proprio benessere psicofisico. Chi si è dedicato allo sport ha speso un po’ di più: 483 euro per palestre, piscine e centri sportivi. E nel 2023 il budget dedicato all’attività fisica potrebbe aumentare: un italiano su due, specialmente tra le nuove generazioni, afferma infatti di voler dedicare più tempo all’attività fisica, prevedendo una spesa di circa 600 euro. Per il 56% degli italiani dedicarsi al proprio benessere significa anche rivolgersi a dietologi e nutrizionisti (15%), a centri estetici (21%) e termali (15%). I più attenti al corpo sono gli appartenenti alla Generazione X, mentre i più giovani (Gen Z) prediligono lo sport e la cura del benessere psicofisico.


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